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martedì 4 giugno 2019

Michele Santoro in ginocchio da Salvini: “Fammi lavorare in Rai, oppure fammi del male. Usa la ruspa”


Si risente anche Michele Santoro, che non rinuncia a fare la parte della vittima. Un Santoro piuttosto su di giri. È bastata una battuta di Matteo Salvini ad innescarlo. Il viceprepier aveva pronunciato la frase pù volte ripetuta che «Lerner, Santoro, Saviano e Fazio a rete unificate e Laura Boldrini in versione opinionista», l’avrebbero portato al 90 per cento. La reazione di Santoro sul suo sito, michelesantoro.it. non si è fatta attendere. Essere accomunato agli altri conduttori gli offre l’assist. Il tono dell’ex tribuno è lamentoso, fuori dalle righe, falsamente ironico. Da un lato si lamenta degli attacchi del ministro dell’Interno, dall’altro, non tanto tra le righe ammette che magari fosse…. Magari avesse un’opportunità lavorativa in Rai… scrive l’anchorman attualmente “disoccupato”.

«O chiami Foa…»

O mi danno un lavoro in Rai, altrimenti le parole di Salvini mi danneggiano professionalmente, fa capire in questo intervento diretto al vicepremier. Spiega meglio: «D’altra parte queste sue affermazioni – scrive Santoro a Salvini – se non corredate da concrete offerte di lavoro mi danneggiano anche con i giornali di sinistra e coi dirigenti a lei, si fa sempre per dire, disorganici». Santoro si sente danneggiato: «Direttori di rete e testate, forse per paura di favorirla involontariamente assecondando una certa opinione pubblica stupidamente a me favorevole, si guardano bene dal propormi di lavorare». Ancora: «Per la stessa ragione, i giornali antipopulisti cassano il mio nome dalle sue graziose invettive, evidentemente convinti che su Lerner e Saviano lei scherzi ma invece Santoro lo rivedrebbe in onda volentieri con un programma tipo Annozero». Santoro: «Salvini usi la ruspa»

La prende alla larga per arrivare al punto, un appello ironico ma non troppo: «Sono qui a chiederle di chiarire la sua posizione: o chiama il presidente Foa e gli dice di farmi una telefonata oppure pronuncia un editto bulgaro esplicito e su misura anche per me senza doppi sensi. Mi regali la patente di vittima, per favore». Non ne avrebbe bisogno, la parte della vittima con vocazione al martirio la ricopre da sempre.

E ancora insiste con una buona dose di narcisismo: «Lo so, non sarebbe molto originale, ma almeno in questo non ci metterebbe nelle condizioni di rimpiangere Berlusconi. Salvini, la scongiuro, usi la ruspa. Senza essere eroi si può darle di più», conclude un Santoro con i nervi piuttosto tesi il suo intervento dal titolo “Salvini, dammele”. Il solito vittimismo.

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