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mercoledì 30 gennaio 2019

SEA WATCH, L'ACCORDO CON LA UE A SALVINI NON BASTA


Alla fine del braccio di ferro tra Unione europea e Matteo Salvini sul caso della Sea Watch 3, è il ministro dell'Interno italiano a passare all'incasso, dopo aver ottenuto la disponibilità di sei Paesi Ue alla ricollocazione dei migranti a bordo della nave Ong.

Un riconoscimento del diritto per l'Italia a non farsi puntualmente invadere senza il sostegno del resto dell'Europa, ma anche una vittoria politica che dà a Salvini la forza necessaria per andare fino in fondo nel fumoso traffico di immigrati che interessa il Mediterraneo.

Nel mirino del vicepremier leghista c'è ora la Ong tedesca Sea Watch, finora sempre poco trasparente sui propri movimenti e sulla quale pende il sospetto di aver portato questi ultimi 47 naufraghi verso le coste italiane solo per far scoppiare un caso politico contro il governo. Intanto Salvini esulta: "Missione compiuta! - ha dichiarato - Ancora una volta, grazie all’impegno del governo italiano e alla determinazione del Viminale, l’Europa è stata costretta a intervenire e ad assumersi delle responsabilità. Sei Paesi hanno accettato di accogliere gli immigrati a bordo della Sea Watch 3, coordinandosi con la Commissione europea: si tratta di Francia, Portogallo, Germania, Malta, Lussemburgo e Romania".

L'obiettivo del Viminale ora è approfondire le indagini sulla Ong, considerando anche la quantità di documenti raccolti nel corso degli ultimi giorni: "Auspichiamo inoltre che, in base alla documentazione racconta, venga aperta un’indagine per fare chiarezza sul comportamento della Ong. L’obiettivo è stato anche in questo caso trovare una soluzione che possa conciliare la sicurezza delle persone in mare con quella di un Paese, l’Italia, che non è più disposto a essere il rifugio di tutti i clandestini d’Europa".

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